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SARFATTI MARGHERITA L'apologia dello zig-zag (a cura di Benedetto Brugia)
Mi accorgo che devio, a salti e a ruzzoloni, dai confini classici della unità di tempo, e anche fuor da qualsiasi unità di luogo e di azione. Non aveva ancora dieci anni, il selvatico garzoncello di fabbro, vissuto in una frazione di villaggio della Romagna, e sto raccontandone fatti e gesti di venti anni dopo. Ma qualcuno assicura, che un buon intreccio è solo un attaccapanni per appendervi buone cose; e qualche altro dice: la cura dell'ordine e della composizione dà infinitamente piú fastidio a chi scrive, di quanto dia piacere a chi legge. Un bambino come questo, contiene in germe tutto quanto l'uomo, e il filo della cronologia è povera cosa, di fronte a tale unità, indistruttibile quanto il tessuto dei nervi. Con l'aria di cambiar di continuo, in realtà, se egli si evolvette, non mutò mai. Buona è la pennellata, che riproduce il piú possibile la direzione e la tessitura della materia rappresentata. E se il soggetto è Mussolini, egli che dice di sé «io sono un camminante», impossibile narrar di lui come di un asmatico vecchio filosofo. Fra i molti inediti libri della sua letteratura potenziale, il piú inedito è un'autobiografia, della quale esiste soltanto il titolo: Dalla strada al potere. Rettilineo nei fatti e denso di idee sintetiche, si può immaginare e fantasticare quel significativo «Sarebbe-stato», dalla soglia di questo piccolo libro che è. Libro di una donna, si attarda senza rimorsi a contemplare i paesaggi dello spirito, lungo le vie tracciate da alcuni uomini in fulminei scorci d'azione. Libro di una donna, è curioso del particolare e non trascura il pettegolezzo. Troppa storia ho letto, e troppa cronaca, per disdegnare il pettegolezzo storico. Solo la fisionomia dei protagonisti ci rende memorabili i grandi eventi. La storia di Roma è tutta viva, dall'amoroso peccato e la rissa leggendaria dei fondatori, ai contrasti di Mario e Silla e i dissolvitori. E Gengis Khan ed Elisabetta, che furono sí grandi, e fecero grandi cose, non ci appassionano quanto i re di Francia, perché nelle memorie del Villehardouin e del Saint-Simon ci sazia persino la lista delle lor cose. La unità sostanziale dello spirito del protagonista, senza declino attraverso le piú ricche avventure, essa sola dà unità al panorama, dove si svolgono molte linee maestre della nostra epoca, e lo illumina con l'amore d'Italia e la volontà implacabile di realizzarne i destini. Una volta — la modesta automobile dei suoi debutti avendo rifiutata la ripida salita — il giovane deputato si avviava a piedi, con un piccolo gruppo di amici, su per il baluardo delle Alpi, tra le rocce e l'erba, sino ai prati appiè delle nevi. «Voglio arrivare lassú» disse, appena toccata la primitiva mèta, seduto per terra sotto un albero, «a riposare». Indicava una baita isolata, estremo rifugio di mandriani e greggi, il piú alto abitato sopra un picco a tremila metri. «Non si fa in tempo a giungervi oggi? Non importa. Ritornerò qui apposta. Sí, mi piacerebbe arrivarvi. Voglio andare a viver lassú... un'ora». Nella breve sincope di esitazione, attraverso un fulmineo esame di coscienza, aveva fatto il trapasso da «per sempre», a «dieci anni», «un mese», «un giorno» — ridotti, per scrupolo di veridicità, a «un'ora». Narrerò la vita di questo frettoloso anticipatore, per sincopi, pause ed eclissi — da «dieci anni» a «un'ora». |
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Oggi è il giorno
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