MARINETTI FILIPPO TOMMASO

Filippo Tommaso Marinetti (1876-1944)

Quarto d'ora di Poesia della “X MAS” 


Quarto d'ora di poesia della “X MAS”

Salite in autocarro aeropoeti e via che si va finalmente a farsi

benedire dopo tanti striduli fischi di ruote rondini criticomani

lambicchi di ventosi pessimismi

Guasto al motore fermarsi fra Italiani ma voi voi ventenni siete

gli ormai famosi renitenti alla leva dell'Ideale e tengo a dirvi che

spesso si tentò assolvervi accusando l'opprimente pedantismo

di carta bollata burocrazie divieti censure formalismi

meschinerie e passatismi torturatori con cui impantanarono il

ritmo bollente adamantino del vostro volontariato sorgivo a

mezzo il campo di battaglia

Non vi grido arrivederci in Paradiso che lassù vi toccherebbe

ubbidire all'infinito amore purissimo di Dio mentre voi ora

smaniate dal desiderio di comandare un esercito di

ragionamenti e perciò avanti autocarri

Urbanismi officine banche e campi arati andate a scuola a

questi solenni professori di sociologia formiche termiti api

castori

Io non ho nulla da insegnarvi mondo come sono d'ogni

quotidianismo e faro di una aeropoesia fuori tempo spazio

I cimiteri dei grandi Italiani slacciano i loro muretti agresti nella

viltà dello scirocco e danno iraconde scintille crepitano

impazienze di polveriera senza dubbio esploderanno esplodono

morti unghiuti dunque autocarri avanti

Voi pontieristi frenatori del passo calcolato voi becchini

cocciuti nello sforzo di seppellire primavere entusiaste di gloria

ditemi siete soddisfatti d'aver potuto cacciare in fondo fondo al

vostro letamaio ideologico la fragile e deliziosa Italia ferita che

non muore

Autocarri avanti e tu non distrarti raggomitola il tuo corpo

ardito a brandelli che la rapidità crudele vuol sbalestrarti in cielo

prima del tempo

Scoppia un cimitero di grandi Italiani e chiama Fermatevi

fermatevi volantisti italiani aveva bisogno di tritolo ve lo

egaliamo noi ve lo regaliamo noi noi ottimo tritolo estratto dal

midollo dello scheletro

E sia quel che sia la parola ossa si sposi colla parola possa con

la rima vetusta frusti le froge dell'Avvenire accese dai

biondeggianti fieni di un primato

Ci siamo finalmente e si scende in terra quasi santa

Beatitudine scabrosa di colline inferocite sparano

Vibra a lunghe corde tese che i proiettili strimpellano la

voluttuosa prima linea di combattimento ed è una tuonante

cattedrale coricata a implorare Gesù con schianti di petti

lacerati

Saremo siamo le inginocchiate mitragliatrici a canne palpitanti di

preghiere

Bacio ribaciare le armi chiodate di mille mille mille cuori tutti

traforati dal veemente oblio eterno


 

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